Tra i popoli che hanno caratterizzato le vicende della Penisola italiana prima della piena romanizzazione vanno annoverati i Sanniti.
Su di essi torna ripetutamente lo storico Tito Livio che ne ha tracciato l’immagine giunta sino a noi: la più ostinata tra le genti che si opposero a Roma, forte per mezzi e per armi, portata alla guerra e propensa a esercitare il brigantaggio, con una notevole capacità militare. Negli ultimi decenni, inoltre, campagne di scavo fortunate hanno contribuito a comprendere meglio le dinamiche interne che governavano i Sanniti e le loro politiche di espansione che li portarono a sottrarre la Campania al controllo greco ed etrusco.
Un viaggio sulle loro tracce può partire da Pietrabbondante, un importante santuario che estendeva la sua influenza su tutti i Pentri, una delle «tribù» da cui erano composti i Sanniti. Questo raggio di azione più ampio è suggerito dalla monumentalità dell’impianto architettonico e dallo sforzo edilizio che deve avere comportato; lo indicano anche la ricchezza e la varietà dei materiali votivi che gli archeologi hanno potuto recuperare. Tutti questi sono i motivi che spingono verso la località di Pietrabbondante che dista 34 km circa da Isernia e che si raggiunge percorrendo la strada di fondovalle del Trigno e uscendo allo svincolo di Pescolanciano.
L’area archeologica si trova 1 km a sud del paese attuale, in località Calcatello. È posta sul versante orientale del monte Caraceno, a quasi 1000 m sul livello del mare, in un luogo di grande suggestione paesaggistica. Il territorio all’intorno è caratterizzato dalla presenza di diversi insediamenti, ma si deve ricordare almeno che sulla sommità del monte, alla quota di 1215 m, si trova una cinta muraria fortificata realizzata in opera poligonale, mentre non distante, in località Troccola, è stata scoperta una necropoli con sepolture a circolo databili tra il V e il III secolo a.C.
Prima di osservare le strutture superstiti del santuario, se ne possono riassumere le vicende storiche. La fase più antica dell’area sacra si può far risalire al V secolo a.C., a essa fece seguito quella caratterizzata dal cosiddetto tempio ionico, edificato nella seconda metà del III secolo a.C. Nel corso della seconda guerra punica, nel 217 a.C., le truppe del condottiero cartaginese Annibale distrussero il santuario. La venerazione per il luogo non andò perduta e alcuni decenni dopo, in un clima politico e sociale diverso, si decise la sua ricostruzione in una forma monumentale più sfarzosa. Il progetto previde prima la costruzione del tempio A (o tempio minore) e del porticato che lo collegava al tempio ionico; più tardi – tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C. – vennero eretti il tempio B (o tempio maggiore) e il limitrofo teatro la cui costruzione previde l’abbattimento del tempio ionico.

La visita all’area archeologica può prendere avvio dal tempio A: era inserito in un recinto delimitato da mura poligonali e dotato di un podio italico. Nel suo ambito sono state trovate iscrizioni in lingua osca che menzionano alcuni magistrati. Era collegato con il teatro da una serie di stanze – ambienti di servizio e botteghe – costruite al di sopra di un precedente portico. Proprio il teatro è attualmente il monumento in migliore stato di conservazione: la cavea è quasi intatta, la parte inferiore è articolata in tre ordini di gradini decorati alle estremità da sculture a zampe alate di grifo; il suo emiciclo è costituito da un muro in opera poligonale che termina, ai lati, con la raffigurazione di due Atlanti in ginocchio che sorreggono il globo. In connessione diretta con il teatro era il tempio B, che presenta dimensioni ragguardevoli (35 x 22 m): è collocato all’interno di un recinto monumentale e circondato su tre lati da un corridoio.
L’edificio sacro è inoltre dotato di un alto podio modanato e di una triplice cella (dietro alle due laterali, si trova un ambiente di servizio). La decorazione architettonica recuperata suggerisce che le colonne fossero sormontate da capitelli corinzi, mentre il fregio era dorico con metope lisce. Il tempio era dedicato probabilmente alla dea Vittoria. Ai suoi lati, a un livello rialzato, erano portici simmetrici.
*Testo tratto da “L’Italia prima di Roma”, monografia di Archeo, n.2 2012. www.archeo.it

