Alba Fucens

Il territorio degli Equi ai nostri occhi non presenta ancora confini precisi: sappiamo comunque che abbracciava un’area oggi suddivisa tra il Lazio e l’Abruzzo e che comprendeva con sicurezza l’alta e media valle dell’Aniene, l’alta valle del Turano, la piana di Carsoli e l’alta e media valle del Salto.

Le fonti letterarie latine ci restituiscono l’immagine di un popolo bellicoso, fiero, coraggioso, con tratti di ferocia e una particolare avversione verso i Romani.

Ci parlano anche – seppure per sommi capi – del loro modello di stanziamento che prevedeva insediamenti fortificati di altura cinti da mura poderose; sempre su alture venivano posizionati i santuari. Lo scontro con Roma durò a lungo e costellò il V e il IV secolo a.C., per concludersi in maniera definitiva solo nel 304 a.C. Un anno più tardi – a controllo della regione appena conquistata – venne dedotta la colonia latina di Alba Fucens lungo una via di transito legata alla transumanza. Per conoscere l’impatto che l’intervento di Roma ebbe tra gli Equi e per cercare di comprendere le dinamiche che regolarono successivamente i rapporti tra i due popoli e poi la piena integrazione degli sconfitti nel mondo romano, occorre raggiungere una delle maggiori aree archeologiche dell’Abruzzo. Si trova a 10 km circa da Avezzano, in un luogo di notevole suggestione sotto il profilo paesaggistico.

Territorio di Alba Fucens

Le fonti letterarie e la documentazione archeologica indicano che la città si sviluppò rapidamente e scelse di rimanere vicino a Roma in un momento particolarmente difficile per l’Urbe segnato dalle ripetute vittorie di Annibale, che sembrava avere le forze per conquistarla. Su posizioni filoromane rimase anche durante la guerra sociale, a segnalare una piena integrazione sua e del territorio controllato nel mondo romano.

Nei primi secoli dell’impero attraversò un periodo di particolare rigoglio che si accompagnò alla grandiosa opera di prosciugamento del lago del Fucino intrapresa inizialmente dall’imperatore Claudio e poi portata a termine da Adriano (in età medievale, il lago tornò a formarsi e la nuova bonifica venne sostenuta dalla famiglia Torlonia).

All’area archeologia si accede dalla Porta Fellonica, una delle quattro che si aprivano lungo le mura realizzate in opera poligonale subito dopo la deduzione della colonia e che seguono l’orografia del luogo. L’impianto dell’insediamento – nonostante le difficoltà create dal dislivello del suolo – seguiva un preciso piano urbanistico di tipo ortogonale. Entrati nell’area, si può raggiungere la piazza del Foro, che aveva dimensioni ragguardevoli (173 x 43 m) ed era delimitata sul lato meridionale da un portico con un triplice colonnato. Qui si trova la basilica, un edificio a pianta rettangolare con tre porte di accesso lungo la facciata settentrionale. Un passaggio divideva la basilica dal macellum, un edificio inizialmente a pianta quadrangolare che venne trasformato in epoca imperiale in uno a pianta circolare. A ovest di esso si trovava un tempio affacciato su uno degli assi viari più importanti della città (oggi ribattezzata via del Miliario per via della scoperta sul posto di un miliario della via Valeria); anche per esso si possono ipotizzare due fasi edilizie, con la seconda che comportò un ampliamento notevole dell’edificio.

Alba Fucens, area archelogica

Sul lato opposto della via del Miliario si possono osservare i resti di alcune tabernae precedute da un portico. Su una strada parallela – denominata via dei Pilastri – si trovano altre tabernae, tra cui un thermopolium, cioè una mescita di bevande. A sud del macellum si trovano i resti delle terme, solo parzialmente riportate alla luce.

Percorrendo la via dei Pilastri, si giunge in prossimità del santuario di Ercole, una vasta area delimitata da un quadriportico monumentale (84 x 36 m circa), con colonne in laterizio rivestito in stucco. Sul lato settentrionale si trova un sacello; nella cella – entro un’edicola – era posizionata una statua colossale in marmo raffigurante Ercole: si tratta della copia di un originale forse di Lisippo.

Sul lato opposto della strada si può osservare un’ampia domus databile alla tarda età repubblicana e ristrutturata nella prima età imperiale. Tra il santuario di Ercole e la collina del Pettorino si trova il teatro, solo in parte conservato. Proseguendo verso la sommità della collina, s’incontrano i resti di un altro tempio con una doppia cella. Ritornando di nuovo verso la via del Miliario, si raggiunge l’area meridionale della città; a ridosso della cinta muraria, si trova l’anfiteatro ricavato per gran parte nella collina di San Pietro. Esso presenta dimensioni ragguardevoli (96 x 76 m) con due monumentali archi d’ingresso contrapposti e posizionati lungo l’asse maggiore.

Sulla vetta della collina si trovava una domus di età repubblicana (ora reinterrata) e la chiesa romanica di S. Pietro costruita sui resti di un tempio di Apollo e impreziosita da antichità romane riutilizzate. Fuori dalla Porta Fellonica, infine, si può osservare un terrazzamento in opera poligonale a pianta rettangolare che accoglie un’aula absidata ornata da semicolonne: nella struttura si è riconosciuto un campus, cioè uno spazio per lo svolgimento dell’attività atletica dei giovani. L’escursione ad Alba Fucens può concludersi (o aprirsi) con una visita all’interessante Museo Lapidario Marsicano nella vicina Avezzano.

 

*Testo tratto da “L’Italia prima di Roma”, monografia di Archeo, n.2 2012. www.archeo.it

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