Vestini

Piccolo popolo dell’Italia antica, di stirpe osco-umbra, sottogruppo sabellico. Occupava la regione a mezzogiorno del Gran Sasso, a occidente verso il corso medio dell’Aterno e a orinte fino al mare.

Storia e origini

Confinavano con i Sabini a ovest, con i Marsi e i Peligni a sud, con i Marrucini a sud-est, con il mare a nord-est, con i Pretuzî a nord.

Il loro territorio venne colonizzato da genti safine che occuparono una vasta regione, dall’Adriatico (a sud dei Praetutii) fino al Tirreno (a sud del Latium Vetus). Così la traccia safina restò in età storica nelle etnie di Vestinii, Marrucini, Paeligni, e dei Volsci.

La catena montuosa del Gran Sasso separava le loro terre in due distinti insediamenti: quello dei Vestini Cismontani con i centri di Aufinum (vicino al comune di Capestrano), Aveia (Fossa), Peltuinum (Prata d’Ansidonia) e Prifernum (Forno di Assergi, frazione de L’Aquila) e quello dei Vestini Transmontani, che comprendeva gran parte della provincia di Pescara (tranne i territori a sud dell’omonimo fiume). In questa area geografica sorgevano Pinna (Penne), la capitale dei Vestini adriatici e il porto di Aternum (Pescara) e anche gli insediamenti di Cingilia (Civitella Casanova), Cutina (Catignano) e Angulum (Città Sant’Angelo).

Di Aufinum, la città indicata da Plinio il Vecchio come centro principale dei vestini cismontani, rimane oggi la vasta area archeologica con la necropoli in cui, nel 1934, fu rinvenuto il celebre Guerriero di Capestrano, simbolo dell’Abruzzo e oggi conservato al Museo archeologico nazionale d’Abruzzo a Chieti.

Il nome Vestini, secondo Giacomo Devoto, potrebbe appartenere alla famiglia della dea latina Vesta o a quella del dio umbro Vestiko. Un’ipotesi glottologica di Augusto Ancillotti lo fa invece derivare da una radice indoeuropea della parola wes-to- che vuol dire «abitato». I Vestini allora sarebbero «quelli degli insediamenti».

Il loro linguaggio apparteneva comunque alla famiglia linguistica osco-umbra ma è documentato soltanto da due iscrizioni, una delle quali si trova proprio sul Guerriero di Capestrano. A causa della esiguità di queste testimonianze non è ancora chiaro se la lingua dell’antico popolo italico fosse più vicina all’osco, come il marrucino e il peligno, oppure all’umbro, come il marso e il volsco.

Le testimo­nianze scritte lasciate da queste popolazioni vanno sotto il nome di iscrizioni medio-italiche e l’insieme delle varietà di italico che atte­stano è raccolto sotto l’etichetta di dialetti sabellici (tra i quali quelli di Vestinii, Marrucini e Paeligni sono più conservativi, quello dei Vol­sci più innovativo).

La deduzione di colonie per via di terra era una prassi consolidata, inquadrata nell’ottica religiosa del ver sacrum.

Come gli altri popoli di etnia osco-umbro, i Vestini erano guerrieri di grande valore, tanto che combatterono anche lontano dal loro territorio come mercenari di altri eserciti.

Reperti archeologici interessanti sono riemersi in un villaggio preistorico (XVII-X secolo a.C.) edificato nella zona paludosa di Celano: materiali organici in perfetto stato di conservazione, come i pali di legno di quercia, salice e pioppo, per realizzare le palafitte, insieme a tazze, boccali, ciotole, olle in ceramica di impasto, fibule, anelli, aghi e bracciali. Le tombe, tutte a sarcofago, erano ricavate dai tronchi degli alberi. Testimonianza preziose, conservate nel museo “Paludi di Celano”.

La loro economia era basata sulla pastorizia e i lavori agricoli. Coniarono delle monete con bronzo pesante (aes grave), riconoscibili dal fatto che erano contrassegnate da tre lettere “V”.

I Vestini entrarono nell’alleanza romana, poco dopo le altre popolazioni sabelliche, nell’anno 302. Quelli del versante occidentale ricevettero la cittadinanza romana nella prima metà del III secolo a. C. Rimasero alleati di Roma fino alla Guerra Sociale alla quale parteciparono insieme agli insorti, guidati dal pretore G. Potidio. Solo la città di Penne rimase fedele a Roma. Alla fine del conflitto, i Vestini vennero sottomessi da Pompeo Strabone. E la città di Penne venne assegnata alla tribù Quirina.

Bibliografia

Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, Vallecchi, 1951.

Giuseppe Micali, Storia degli antichi popoli italiani, 2ª ed., Milano, 1836.

Andrea R. Staffa, Città romane dell’Abruzzo – Rivista di topografia antica – VIII – 1998.

Giovanni Alessio e Marcello De Giovanni, Preistoria e protostoria linguistica dell’Abruzzo, Edizioni Itinerari, 1983.
Andrea Staffa – Nuove acquisizioni dal territorio dei Vestini Transmontani (VI-IV sec. a.c.) Roma, Istituti editoriali e poligrafici internazionali – 2003.

Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell’Europa, Il Mulino, 1997.

Vincenzo D’Ercole, L’età del Ferro in Abruzzo. In: Piceni. Popolo d’Europa, catalogo della mostra Francoforte 1999 pp. 56-58.

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