Lucani

Popolazione italica di origine sannitica e di lingua osca.

Storia e origini

All’alba del V secolo a.C. giunsero nella regione già occupata dagli Enotri, in un territorio compreso tra quattro fiumi: Sele, Bradano, Laos e Crati. I Lucani vengono menzionati per la prima volta da Polieno nei suoi Stratagemmi (II, 10, 2): lo storico li ricorda impegnati nell’assedio di Turii (fine del secolo V).

Un popolo di pastori. Ma già nel IV secolo iniziarono a praticare l’agricoltura. Pregavano Mamerte (il Marte dei Romani) e Mefite, la dea delle acque e del mondo dei morti. Erano organizzati in comunità indipendenti. Il villaggio costituiva la forma base dei loro insediamenti. Nessun potere superiore limitava l’indipendenza delle singole civitates costruite in genere sulle alture. Strabone (VI, 253) ricorda però che in caso di pericolo si univano sotto un comando unico: sull’esempio di Sparta, i loro magistrati sceglievano un βασιλεύς (dittatore) che veniva eletto come capo federale.

Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, compila una lista dei popoli dell’antica Lucania: Atinati, Eburini, Grumentini, Numestrani, Potentini, Sontini, Sirini, Tergilani, Ursentini, Volcentani. Metapontum, Heraclea e Siris erano le città principali ad est dell’antica Lucania. Ad ovest, sul litorale tirrenico, sorgeva Posidonia che i Romani ribattezzarono Paestum. Nell’entroterra, gli altri centri più importanti; Potentia, Bantia, Acheruntia, Grumentum, Muranum, Atina, Strapellum, Popilii, Tegianum, Sontia, Buxentum, Pandosia, Cosilinum (l’attuale Padula) e Eburi. 
Tra il V e il IV secolo a.C. i Lucani conquistarono le colonie greche di Posidonia, Lao e Pixunte.

La principale testimonianza della lingua parlata dagli Osci e dai Lucani è la Tabula Bantina, trovata nel 1790 sul monte Montrone, nel territorio di Oppido Lucano, tra i resti di un’antichissima tomba. Una lastra di bronzo divisa in tre pezzi ed in alcuni frammenti, conservati nei musei archeologici di Napoli e Venosa. Datata tra il 150 a.C. e il 100 a.C., reca incisioni grafiche su ambedue le facciate. Da una parte mostra lo statuto bantino, una legge municipale dell’antica città di Bantia (l’attuale Banzi in provincia di Potenza), del cui municipio faceva parte anche Oppido. È scritto in lingua osca ma con caratteri latini. Sull’altra facciata è inciso un plebiscito, una legge di Roma, ancora in lingua latina.
Nell’attuale Basilicata sono state trovate anche iscrizioni in alfabeto greco ma sempre di lingua osca. E anche monete con la scritta ΛΟΥΚΑΝΟΜ.

Rapporti con i Romani

Il loro primo contatto con i Romani risale al 317 quando un esercito guidato dal console Quinto Emilio Barbula distrusse Nerulum, un antico sito che i Lucani avevano fondato tra Capua e Regio già nel VI secolo a.C. Qualche anno dopo, nel 298, siglarono una alleanza forzata con Roma, come testimonia una epigrafe voluta da Lucio Cornelio Scipione Barbato che assoggettò tutto il loro territorio e pretese in garanzia anche la consegna di ostaggi: «subigit omne Loucanam opsidesque abdoucit» (Corp. Inscr. Lat., I2, 2, 7).

L’occasione per ribellarsi arrivò con le guerre che Pirro, sovrano dell’Epiro, ingaggiò contro Roma. Ma dopo la battaglia di Benevento (275 a.C.) i Lucani furono assoggettati in modo definitivo dai Romani che nel 273 sul sito di Posidonia iniziarono una colonia di diritto latino che chiamarono Paestum.

Durante la seconda guerra punica, parte dei Lucani rimase fedele a Roma. Un’altra parte della popolazione si schierò invece con Annibale, soprattutto per evitare i saccheggi dell’esercito cartaginese. Dopo la pacificazione (206) che arrivò dopo varie devastazioni, nacquero nuove colonie romane o latine: Copia (193), Turii Buxentum (194) e Forum Popilii (159 o 132).

Le battaglie contro Roma ripresero con la guerra sociale, quando nonostante numerose richieste il Senato di Roma rifiutò di concedere la cittadinanza ai popoli italici. I Lucani, guidati da Marco Lamponio, sconfissero le truppe di Marco Licinio Crasso presso Grumentum.

In seguito la città venne presa e saccheggiata dall’esercito di Roma. Lucani e Sanniti furono gli ultimi ad arrendersi. Di conseguenza, i Romani esclusero i due popoli dalla concessione della agognata cittadinanza che venne concessa agli Italici (88 a.C.). Il passo decisivo verso l’integrazione arrivò solo due anni dopo, con la Lex Iulia promossa da Giulio Cesare che assicurò la cittadinanza a tutti i popoli italici che non erano ribellati e a chi avesse deposto le armi. La piena cittadinanza romana arriverà solo con l’Impero (editto di Caracalla, 212 d.C.).

Nella guerra civile che sconvolse la Repubblica Romana tra l’88 e l’82 a.C. i Lucani combatterono insieme ai populares di Gaio Mario contro gli optimates guidati da Lucio Cornelio Silla. Quando Silla trionfò, nella decisiva battaglia di Porta Collina (82 a.C.) la sua rappresaglia fu feroce: i capi e i soldati dell’esercito sconfitto vennero uccisi in massa. Intere città lucane vennero rase al suolo. Scrive Strabone: «A seguito di queste disfatte i loro insediamenti sono assolutamente insignificanti, senza alcuna organizzazione politica e i loro usi, in fatto di lingua armamenti e vestiario, completamente tramontati».

Con Augusto la penisola italiana venne suddivisa in undici grandi regioni. La Lucania fu unita al distretto dei Bruzi nella Regio III Lucania et Bruttii: il territorio rifiorì grazie ai movimenti di uomini e merci assicurati dalle grandi direttrici delle tre vie consolari che attraversavano il territorio: la via Popilia, la via Herculia e la via Appia. L’imperatore Diocleziano ne fece una provincia governata da un corrector, che risiedeva a Reggio.

Di origine lucana fu anche l’imperatore romano d’Occidente Libio Severo che governò dal 461 al 465 d. C. Lo mise sul trono il generale svevo Ricimero, che pur essendo padrone della parte occidentale dell’impero, secondo il costume barbaro non osava assumere di diritto anche la dignità imperiale. Lo fece per compiacere l’aristocrazia italica ma anche per controllare facilmente un imperatore debole. Leone, imperatore d’Oriente, non lo riconobbe come imperatore. Libio Severo morì a Roma il 14 novembre 465. Secondo una maliziosa ricostruzione di Cassiodoro fu avvelenato da Ricimero. Lo scrittore e vescovo gallo Sidònio Apollinare sostenne invece la tesi della morte naturale: l’imperatore lucano non rappresentava un reale pericolo per la politica del barbaro Ricimero.

Bibliografia

Fonti primarie

Polieno, Stratagemmi (II, 10, 2)

Plinio il Vecchio, Naturalis historia

Strabone, Geografia

Tito Livio, Ab Urbe condita libri

Diodoro Siculo, Bibliotheca historica

Arriano, Anabasis Alexandri

Appiano di Alessandria, Storia romana

 

Letteratura storiografica

Ciaceri, Storia della Magna Grecia, I-III, Milano 1924.

Devoto, Gli antichi Italici, Firenze 1932, passim;

Mele, Le fonti storiche in I greci in occidente: Poseidonia e i Lucani, a cura di M. Cipriani, F. Longo, Napoli, Electa, 1996.

G.Micali, Storia degli antichi popoli italiani, 2ª ed., Milano, 1836.

Pareti, A.Russi, Storia della regione lucano-bruzzia nell’antichità, Ed. di Storia e Letteratura, 1997.

Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano, Il Saggiatore, 1989.

De Lachenal – Da Leukania a Lucania: la Lucania centro-orientale fra Pirro e i Giulio-Claudii, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato,1993.

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