Capenati
Il territorio abitato dai Capenati occupava la riva destra del Tevere, in una fertilissima e piccola porzione di circa 300 ettari dell’Ager Capenas, quell’agro romano lodato con entusiasmo da Cicerone nelle sue Epistulae ad Familiares nelle quali scriveva: «Si vis pingues agros et vineas perge Capena» («Se desideri fertili campi e vigneti dirigiti verso Capena». A nord c’erano i Falisci, ad est i Sabini. A sud e a ovest della regione vivevano invece gli Etruschi di Veio, la grande e potente città che per quasi quattro secoli fu impegnata in una durissima guerra con Roma.
Storia e origini
I Capenati parlavano una lingua originale, affine all’etrusco, molto simile al latino e con influenze sabine.
Il centro principale dell’antico popolo italico era Capena (Cepena Veteres) costruita in posizione dominante su un’ansa del Tevere, a sud del Monte Soratte. Grazie alla sua particolare posizione geografica la città controllava già dall’Età del Bronzo i traffici commerciali a lungo raggio a nord di Roma. Lo testimoniano i ritrovamenti archeologici di oggetti di lusso provenienti dall’area enotria e da quella cicladica.
L’area capenate comprendeva anche i territori degli attuali comuni di Fiano, Morlupo, Civitella, Nazzano, Ponzano, Filacciano, Torrita, Rignano, S. Oreste, Castelnuovo e Riano. E anche un’altra importante città, ora scomparsa, Saperna, della quale, nonostante molte ricerche non si conosce ancora l’esatta posizione.
Poco lontano da Capena sorgeva Lucus Feroniae, un santuario di grande importanza e ricchezza, sacro a una divinità sabina, di carattere ctonio, protettrice delle acque sorgive, protettrice della fertilità sia del suolo che umana e anche degli schiavi liberati.
Secondo la tradizione (ne scrive Servio, in un commento all’Eneide), il luogo di culto venne fondato, insieme alla stessa città di Capena, da un gruppo di giovani veienti, lì inviati da Properzio, primo e mitico sovrano del vicino centro etrusco.
Il Lucus Feroniae, raggiungibile attraverso l’antica via Capenate, era anche sede di un importante mercato e di un centro abitato, così ricco che nel 211 a.C., l’esercito di Annibale varcò appositamente il Tevere per saccheggiare tutta l’area circostante. Ma il culto continuò nonostante l’evidente devastazione. Tanto che in quel luogo, in età romana, nacque anche una colonia, la Iulia Felix Lucus Feroniae.
Le fonti antiche parlano anche di un altro centro religioso caro ai Capenati, anch’esso di grande importanza, situato sul monte Soratte e dedicato al culto di Apollo Soranus: una divinità italica associata a culti misteriosi, in particolare quelli degli Hirpi Sorani, inquietanti “sacerdoti lupo” che danzavano sui carboni ardenti, riflettendo una figura divina legata sia alla luce solare che al mondo degli inferi.
L’influenza veiense segnò per secoli il destino storico del piccolo popolo italico: già tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C. i Capenati vennero ammessi nella Confederazioni dei popoli etruschi. Veio, la più grande delle città dei Tirreni, era costruita sulla sommità di un altopiano delimitato dalle ripe scoscese di due corsi d’acqua, l’antico Crèmera (oggi si chiama Valchetta) e il fosso della Mola. Dominava un ampio territorio sulla riva destra del Tevere, non a caso ricordata dalle fonti storiche romane come la «ripa veiens».
La città etrusca controllava i principali punti di approdo e soprattutto le preziose saline, posizionate vicino alla foce del grande fiume. Il Campus Salinarum, non era soltanto un semplice giacimento di sale ma una strategica e cruciale risorsa per alimentare uomini e animali e anche per la conservazione dei cibi.
Rapporto coi Romani
Roma, sorta come una federazione di villaggi sui sette colli e nascente potenza di tutta la regione circostante, era distante soltanto 16 chilometri. La vita e il futuro di tutte e due le città dipendeva dal controllo del Tevere, dalla gestione delle saline e dalle vie commerciali che il grande fiume apriva in due direzioni, sia verso il mare che lungo le terre dei Sabini e dei Piceni.
Lo scontro armato divenne inevitabile. Il lungo conflitto iniziò già nella mitica età di Romolo. E si protrasse per quasi quattro secoli, in un alternarsi di agguati, guerriglie, assedi, fragili tregue e sanguinose battaglie. Da Tullo Ostilio ad Anco Marcio, da Tarquinio Prisco a Servio Tullio. Fino alla strage del Crèmera (477 a.C.) nella quale la gens romana dei Fabii venne sterminata.
Quasi quaranta anni dopo (438 a.C.) il re dei veienti Lars Tolumnus fece assassinare quattro ambasciatori romani che chiedevano al capo estrusco la restituzione della città di Fidene che su era ribellata a Roma e aveva chiesto aiuto a Veio. Il console romano Aulo Cornelio Cosso vendicò lo sfregio: uccise Tolumnus e riportò le spoglie opime a Roma dedicandole a Giove Feretrio. In un alternarsi di paci imposte con la forza, discordie interne a Roma e nuove, aspre battaglie, la guerra sembrava quasi non aver fine.
La svolta decisiva arrivò nel 406 a.C. con l’inizio di un assedio decennale dei Romani intorno all’altopiano su cui sorgeva la città etrusca. Le fonti dei vincitori modellarono il racconto su quello mitico della guerra di Troia.
Veio, Falerii e Capena chiesero invano l’aiuto armato delle altre città etrusche. Nel 396 il dittatore Marco Furio Camillo conquistò Veio insieme a una gloria imperitura. La inevitabile, successiva resa dei Capenati arrivò dopo i continui incendi appiccati dai Romani che devastarono le loro fertili campagne.
L’anno dopo la caduta di Veio (395 a.C.) anche Capena perse ogni autonomia politica. E tutto il territorio circostante venne ascritto alla Tribù Stellatina con la creazione, nel 387 a.C. di un Municipio Federato retto da pretori. Preziose testimonianze archeologiche dell’antica città di Capena e del popolo dei Capenati sono visibili in due sedi museali: l’Antiquarium e Area Archeologica di Lucus Feroniae e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.
Bibliografia
Colonna, I Latini e gli altri popoli del Lazio in Italia omnium terrarum alumna, a cura di G. Pugliese Carratelli, Libri Scheiwiller, 1988.
M. C. MAZZI (a cura di), Capena e il suo territorio, Bari 1997.
G. NARDI, s.v. Capena, in M. CRISTOFANI (a cura di), Dizionario della civiltà Etrusca, Firenze 1985, pp. 55-56.
